L’intervento di “Trapianto di Cornea” o Cheratoplastica è rivolto a tutte le patologie della cornea che riducono l’acuità visiva. L’intervento consiste nella sostituzione del tessuto danneggiato con una cornea di donatore proveniente da una Banca degli Occhi, e viene eseguito in anestesia generale o locale.

Indicazioni

Questo può avvenire per un’opacità del tessuto (cicatrici, distrofie o degenerazioni corneali) o per una sua distorsione (cheratocono, traumi). Il nuovo lembo corneale, ripristinando la trasparenza della cornea, può consentire al paziente di recuperare la vista. La tecnica chirurgica può variare a seconda che la patologia comprometta interamente o parzialmente il tessuto corneale

Epidemiologia

Attualmente, nel mondo, si eseguono più di 100.000 trapianti di cornea all’anno. Si tratta di una procedura sicura, associata ad un basso tasso di morbilità. Le linee-guida internazionali e nazionali garantiscono un riferimento per operare con elevati livelli di qualità. Le possibilità di trapianto sono collegate all’ attività delle banche degli occhi che, nel nostro paese, sono presenti in molte regioni.

Classificazione clinica

Cheratoplastica Perforante: la Cheratoplastica Perforante (PKP) è la prima tecnica di trapianto di cornea storicamente eseguita fin dagli anni ‘50 del secolo scorso. E’ ancora la tecnica più diffusa nel mondo e consiste nella sostituzione di una porzione centrale (di circa 8 mm di diametro), a tutto spessore, della cornea danneggiata con un lembo corneale trasparente e sano provenienete da donatore.
 Il recupero visivo dopo PKP può essere più o meno rapido ed i risultati, in termini di acuità visiva, possono essere ottimi e con un completo recupero. Spesso si può avere un astigmatismo postoperatorio, la cui la correzione, dopo la rimozione della sutura, è fattibile mediante un laser (a femtosecondi e/o ad eccimeri).

Cheratoplastica Lamellare: la cheratoplastica lamellare consiste nella sostituzione della sola porzione di cornea danneggiata, al fine di preservare il più possibile il tessuto corneale originale sano ed insieme l’integrità oculare.
Si possono distinguere due principali tecniche di Cheratoplastica Lamellare: la Cheratoplastica Lamellare Anteriore e la Cheratoplastica Lamellare Posteriore o Endoteliale a seconda che venga selettivamente rimossa la porzione anteriore o posteriore del tessuto corneale.

Cheratoplastica Lamellare Anteriore: questa tecnica consente di sostituire gli strati anteriori della cornea, dall’epitelio fino allo stroma profondo, e vengono eseguiti in funzione della sede dell’opacità del tessuto malato. Si tratta di una nuova frontiera della chirurgia corneale che consente di minimizzare il trauma sul ricevente operando a “bulbo chiuso”. 
La Cheratoplastica Lamellare Anteriore Profonda (acronimo in lingua inglese: DALK) consiste nella sostituzione della quasi totalità del tessuto corneale. Si tratta di una tecnica introdotta dal medico saudita Dr. Anwar nel 2002 e poi ben sviluppata soprattutto in Italia.
Le indicazioni chirurgiche principali sono il Cheratocono, le distrofie eredo familiari e le cicatrici corneali superficiali e profonde in seguito a traumi o infezioni.
Esistono varie tecniche di DALK, in base alla modalità con cui viene rimossa la porzione anteriore della cornea, ovvero mediante l’iniezione di una bolla intrastromale (“big bubble” technique) o mediante dissezione manuale. L’asportazione dello stroma può avvenire anche mediante laser (laser ad eccimeri o a femtosecondi), tuttavia questa tecniche laser assistite hanno dimostrato portare ad un recupero visivo inferiore. Tutte le tecniche hanno come scopo la rimozione dello tessuto malato fino all’endotelio in modo da creare un’interfaccia, su cui suturare il lembo trapiantato, il più possibile omogenea per garantire una migliore qualità visiva post-operatoria.
Il principale vantaggio del trapianto lamellare DALK sta nell’evitare le più importanti cause di fallimento della chirurgia perforante come il rigetto immunologico e lo scompenso tardivo della cornea trapiantata aumentando così la durata del trapianto stesso.

Cheratoplastica Lamellare Posteriore o Endoteliale: da alcuni anni, grazie alle applicazioni tecniche del Prof. Gerrit Melles di Rotterdam e del Prof. Mark Terry di Portland, sono state introdotte nella pratica clinica una serie di tecniche che vanno sotto il nome di Cheratoplastica Endoteliale (EK). Oggigiorno, la tecnica di EK principe è la DSAEK (acronimo di Descemet Stripping Endothelial Automated Keratoplasty) che consiste nella rimozione di parte dello stroma e dell’endotelio della cornea del paziente e nella sua sostituzione con un lenticolo di 8-8,5 mm di diametro con spessore variabile tra i 50 ed i 120 micron, costituito da stroma corneale ed endotelio sano di donatore. Negli ultimi anni si sta diffondendo un’altra tecnica chirurgica denominata DMEK: questa consiste nella rimozione del solo endotelio e della membrana di Descemet del paziente e nella sua sostituzione con un lenticolo spesso circa 20 micron
L’indicazione chirurgica alla DSAEK e alla DMEK sono la distrofia di Fuchs e la cheratopatia bollosa. Si tratta di patologie che interessano primitivamente l’endotelio e, nei casi tardivi, portano alla perdita della trasparenza corneale. Oggi, grazie proprio a queste due tecniche, è possibile intervenire in uno stadio precoce della malattia garantendo un elevato successo terapeutico, in termini di qualità e stabilità visiva, e una notevole riduzione dei rischi connessi all’atto chirurgico.
I vantaggi della cheratoplastica lamellare posteriore rispetto alla cheratoplastica perforante sono numerosi: il recupero visivo è molto rapido, in più l’intervento non necessita di suture, eliminando così tutte le complicanze legate alle stesse. Questo tipo di intervento rispetta l’integrità del bulbo e ne mantiene quasi inalterata la tolleranza ad eventuali traumi. Il rischio di rigetto del lembo trapiantato, sia pur sempre presente, è inferiore ma, nel caso in cui la cornea trapiantata vada verso uno scompenso, la sostituzione del lembo endoteliale è più rapida e semplice della sostituzione di una cornea a tutto spessore.

Quali sono i sintomi di rigetto corneale

Il rigetto si manifesta all'inizio con sintomi molto lievi, quali offuscamento della vista, lieve fastidio alla luce e leggero arrossamento dell'occhio: se questi sintomi compaiono all'improvviso e persistono o peggiorano nell'arco di alcuni giorni, è importante recarsi immediatamente dal proprio oculista, perché la tempestività con cui viene iniziata la terapia è fondamentale nell'evitare danni irreversibili al trapianto.

Trapianto di Cellule Staminali

La superficie della cornea è ricoperta da un epitelio multistrato di cellule trasparenti , che viene mantenuto e costantemente rinnovato per azione delle cellule staminali presenti ai suoi margini in una zona chiamata limbus corneale.
Quando le cellule staminali della cornea vengono danneggiate in seguito a contatto con sostanze chimiche, traumi meccanici, infezioni, abuso di lenti a contatto, può determinarsi un grave danno all'occhio con l'opacizzazione della cornea. In questi casi, il solo trapianto di cornea non è sufficiente, in quanto se le cellule staminali del limbus sono state danneggiate, in mancanza di un epitelio in grado di rinnovarsi, la cornea trapiantata tornerà in breve tempo a perdere la trasparenza.
È quindi necessario prima del trapianto ricostruire la superficie corneale, tramite un innesto di cellule staminali autologhe, prelevate dall'occhio sano del paziente e moltiplicate in laboratorio in modo da ottenere una quantità sufficiente per ricoprire la superficie della cornea. 
In una piccola zona tra cornea e congiuntiva, il limbus sclerocorneale, viene prelevata una lamella di 1 mm di tessuto nel quale risiedono le cellule staminali. Questo prelievo richiede 10-15 minuti e si esegue in anestesia topica. Le cellule prelevate vengono inviate ad un laboratorio specializzato nella colture cellulari. Al termine della fase di amplificazione e di coltura (2-3 settimane circa) e dopo gli opportuni controlli, sulla cornea malata vengono innestate le cellule coltivate. 
L'intervento viene eseguito solitamente in anestesia locale. Dopo alcuni mesi si ha la conferma definitiva della riuscita dell'innesto, cioè del ripristino della superficie oculare. L'oculista può quindi valutare al termine di questo percorso se effettuare l'eventuale trapianto di cornea.