La dottoressa Mariacristina Parravanodell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti di Roma, spiega i successi ottenuti con l’OCT Angiography, l’innovativa tecnica che in modo non invasivo permette di visualizzare dettagliatamente i plessi retinici e quelli coroideali.

Una nuova sfida nella gestione delle retinopatie e delle patologie coroideali. Sono sempre più positivi i riscontri ottenuti con l’utilizzo dell’OCT Angiography (OCTA), una nuova tecnica non invasiva che consente, sfruttando la dinamica del movimento degli eritrociti, la visualizzazione 3D del sistema vascolare intraretinico e coroideale. Con l’OCTA è possibile visualizzare separatamente i diversi plessi retinici e coroideali individuandone specifiche alterazioni vascolari. Ciò non era possibile in passato. Infatti, la Fluorangiografia Retinica (FAG) è stata da sempre ritenuta l’esame gold standard per lo studio delle patologie vascolari, ma si tratta di un esame invasivo e l’iniezione endovenosa del colorante potrebbe portare a degli effetti collaterali oltre alle possibili reazioni allergiche. L’OCTA, invece, che fa sempre più parte del nostro armamentario di imaging, permette di raggiungere ottimi risultati in maniera non invasiva. Una tecnica che conosce molto bene la dottoressa Mariacristina Parravano dell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti di Roma. «Uno dei valori aggiunti di questa tecnica innovativa - ha spiegato - è la possibilità di visualizzare in modo dettagliato i plessi retinici e coroideali. Si tratta di un vantaggio enorme proprio nell’individuazione delle patologie vascolari».

Infatti, le patologie che più beneficiano dell’uso di questa tecnologia sono le maculopatie e in particolare la degenerazione maculare legata all’età neovascolare, e le patologie retiniche vascolari come la retinopatia diabetica o le occlusioni venose. 

«Questa tecnologia è utile - ha aggiunto la dottoressa Parravano - perché in molti casi, inserita in un approccio di imaging multimodale, ci permette di formulare una diagnosi corretta ma soprattutto di individuare dei biomarkers di diagnosi e di risposta al trattamento, utili quindi dal punto di vista prognostico».

L’OCTA non è ancora utilizzato routinariamente nella pratica clinica quotidiana e non ha cambiato molto il modo in cui vengono gestiti attualmente i pazienti con patologie vascolari retiniche o coroideali. Tuttavia, la possibilità di osservare le strutture vascolari della retina e della coroide in un modo nuovo consente di ottenere molte più informazioni relative all’eziopatogenesi al fine di conoscere meglio tutti i meccanismi che portano alle alterazioni vascolari che caratterizzano le diverse fasi della malattia.

Un esempio importante è rappresentato dai risultati dello studio, realizzato dalla Fondazione Bietti, sulle alterazioni microvascolari retiniche precoci dei pazienti con diabete di tipo 1 senza segni oftalmoscopici di Retinopatia Diabetica, usando l’OCTA. «In questo caso - ha evidenziato la responsabile dell’Unità operativa - abbiamo dimostrato che i pazienti con DM1 senza segni di RD presentano una riduzione della densità vascolare parafoveale nel plesso capillare profondo all’OCTA rispetto ai controlli sani. Questo dimostra che il plesso vascolare profondo è danneggiato molto precocemente nei giovani diabetici e rappresenta un biomarker di progressione del danno negli stessi soggetti nel follow up a lungo temine, come dimostrato da dati recenti. Un altro biomarker di progressione e di risposta al trattamento individuato dal nostro gruppo è rappresentato dallo studio dei microaneurismi, segni clinici di retinopatia diabetica, perché se visibili all’OCTA e iperreflettenti all’OCT risultano essere associati nel tempo allo sviluppo di edema intraretinico nei diabetici di tipo 2». Gli studi della dottoressa Parravano e della sua equipe stanno proseguendo alla velocità della luce. Infatti, sviluppi importanti per il futuro sono rappresentati dalla visualizzazione di porzioni molto ampie di retina (wide-field OCTA) che potranno consentire lo studio dei differenti strati vascolari retinici e coroideali per porzioni di retina ben più estese del solo polo posteriore. Questo permetterà di raccogliere sempre più informazioni relative alle modificazioni vascolari che caratterizzano il fondo oculare dei pazienti diabetici con RD in stadi differenti di malattia o in fasi precliniche in pazienti senza evidenza di RD.

23 Ottobre 2019