Il 17 settembre 2019 è morto Carlo Maria Villani, primario del reparto di Oftalmologia dell’IRCCS - Fondazione Bietti e, prima ancora e per 13 anni, del reparto di Oftalmologia dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni – Addolorata.

Persona buona allegra, leale e molto amata da coloro che gli erano vicini – oltre che medico grandemente rispettato - la sua scomparsa ha investito la comunità con un dolore profondo e inaspettato. Chi l’ha conosciuto a lungo lo ricorda qui con tristezza, sì, ma anche con la gratitudine per la fortuna di averlo incontrato.

Mario Stirpe

«C’era una volta un modo di essere in base al quale una comunità, come quella rurale, concludeva consistenti mediazioni con una stretta di mano ed un importante Ministro si dimetteva solo perché il figlio era stato sfiorato da un sospetto.

Carlo aveva continuato ad ispirarsi a questi principi soprattutto nelle occasioni in cui sarebbe stato conveniente adattarsi a compromessi assai meno nobili.

Entrambi abbiamo fatto parte della grande scuola del Prof Bietti.

So di aver avuto un ruolo importante durante la sua ascesa nella vita professionale e pubblica. Lo ricordava in ogni occasione con affetto, e quando per l’assetto dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Fondazione G.B.Bietti ho avuto bisogno di un aiuto, su cui fidare come su me stesso, non ha esitato a lasciare il suo ruolo di Primario del dipartimento oculistico del San Giovanni Addolorata mettendo la sua discreta saggezza unita alla preparazione a disposizione dell’Istituto.

I colleghi lo hanno ricordato con affetto, ma io credo che la maggiore testimonianza sulla vita di un medico è portata dalla gratitudine dei suoi pazienti, ed in chiesa ve ne erano tanti e non nascondevano la loro commozione».

Domenico Schiano

«Te ne sei andato così, all’improvviso, in una mattina di fine estate.

Hai voluto raggiungere Chiara, ti mancava tanto, troppo. Triste è il destino di chi sopravvive ai propri figli, e tu, alla fine, non ce l’hai più fatta.

Vorrei, però, ti rendessi conto, da lassù, del grande vuoto che hai lasciato quaggiù. Tra i tuoi cari, tra noi, tra i pazienti tuoi e quelli di tua figlia, che avevi preso in carico e seguivi con amore e dedizione.

Quando insegnavi capivi in profondità chi ti stava davanti e sapevi fare due cose stupende che a pochi riesce di fare assieme: tirar fuori il meglio di una persona e, contestualmente, allontanare il peggio. Quando proteggevi o consolavi, il suono del “nun te preoccupa” sapeva avvolgere come ondata di calore. La tua voce, che ricordava Alberto Sordi, faceva sorridere interiormente anche quando diventavi burbero. Tante persone hanno successo sul lavoro. Ma poche, tra queste, sono così universalmente ben volute come eri tu. Sono passati più di vent’anni da quanto arrivasti al San Giovanni ma i tuoi allievi di allora non hanno mai smesso di considerarti la loro guida. Nel tuo reparto c’era amicizia, serenità e voglia di fare.

Hai portato sulle tue spalle grandi responsabilità e grandi dolori. La distruzione della tua cara Amatrice, la perdita laggiù degli amici di una vita e, prima ancora, la scomparsa prematura ed inaspettata della tua amata figlia. Ti ho visto piegarti in due e resistere.

Ci mancherai, mi mancherai. Mi mancherà quella telefonata a metà mattina in cui mi chiedevi sempre: “Dove sei? Passa un attimo da me”. E mi mancherà restare senza fiato sulla soglia, investito dalla cappa del tuo primo toscano».

R.I.P. Carlo Maria Villani

23 Ottobre 2019