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Mai stancarsi di prevenire

Mai stancarsi di prevenire

Il Prof. Mario Stirpe, Presidente del Comitato Tecnico Nazionale per la Prevenzione della Cecità del Ministero della Salute e Presidente della Fondazione Bietti ricorda l’importanza della prevenzione

La prevenzione, anche in ambito oculistico, rimane la miglior forma di cura.
Il prof. Mario Stirpe lancia un appello:
“Per due anni abbiamo affrontato la Pandemia e abbiamo assistito a come l’enorme pressione dell’emergenza sanitaria e dei ricoveri abbiano distolto l’attenzione dalla prevenzione. Abbiamo avuto prova di quanto il timore causato dagli effetti nefasti del COVID 19 abbia sopito l’ansia per altre patologie anche molto gravi, registrando in oculistica, una caduta verticale della richiesta di esami ritenuti ordinariamente urgenti per la tutela della funzione visiva. Di fatto, la Pandemia ha tenuto lontani dagli ambulatori oculistici molti malati che potevano essere curati per tempo e che potevano recuperare la vista. Molte delle malattie che causano ipovisione, infatti, agiscono sul nervo ottico e sulle cellule nervose della retina e questo fa sì che i danni che le patologie infliggono progressivamente non possano essere ‘riparati’.
L’unica soluzione per patologie come il glaucoma, la degenerazione maculare e la retinopatia diabetica è diagnosticarle presto e calibrare l’efficacia delle terapie con visite di controllo regolari e periodiche.
Il COVID non è l’unica malattia che ci minaccia e non è necessario rinunciare alla prevenzione delle altre patologie per paura di contrarla.

Negli ultimi tempi, la prevenzione non è mai stata sufficientemente attenzionata nel nostro Sistema Sanitario, e, ripeto, ne abbiamo avuto la prova con il Covid.
Vi è la necessità di porre al centro la prevenzione e la cura, soprattutto dopo l’arresto che abbiamo vissuto in questo periodo.

Nella mia carriera medica – nonostante, solitamente un chirurgo che opera un caso grave non dovrebbe mai essere coinvolto emotivamente con il paziente, perché questo lo condiziona anche nelle sue azioni – io personalmente ho gioito e ho sofferto con i miei pazienti, però molte volte osservando un paziente per il quale il mio intervento rappresentava l’ultima chance, ho davvero pensato che tutto quello che stavo facendo poteva essere prevenuto ed evitato.

Ecco quello che voglio dire: si poteva prevenire, questa è una considerazione che non ci deve mai abbandonare.
Noi specialisti siamo i primi a ricercare l’eccellenza, ma vicino ad essa serve una medicina di base solida e organizzata che metta in condizioni il paziente di essere curato per tempo.

C’è bisogno della ricostituzione di una medicina territoriale che governi l’afflusso agli ospedali.

15 Ottobre 2022
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