Integrare la ricerca nella cura quotidiana: il modello della Fondazione Bietti

Cura, assistenza, tecnologie avanzate e ricerca traslazionale: il ruolo della Fondazione Bietti nella gestione delle patologie oculari
La cura delle patologie oculari sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta dall’evoluzione tecnologica e dall’integrazione sempre più stretta tra clinica e ricerca. In questo scenario, la Fondazione G.B. Bietti – unico IRCCS in Italia interamente dedicato all’oftalmologia – si conferma come uno dei centri che stanno ridisegnando l’approccio alla diagnosi e al trattamento delle malattie dell’occhio.
Il recente rinnovo del riconoscimento come IRCCS (ottenuto a seguito della site visit ministeriale del 20 novembre 2025) certifica la qualità dell’attività clinica e scientifica dell’Istituto e ne consolida il ruolo nel panorama nazionale.
I numeri degli ultimi anni restituiscono la dimensione di un’attività che integra assistenza e ricerca in modo continuativo: 77mila pazienti visitati, oltre 12mila interventi chirurgici dal 2022 e 1.579 pubblicazioni scientifiche. A questi dati si affiancano gli indicatori certificati dal Ministero della Salute: 4.683 citazioni complessive, un Field‑Weighted Citation Impact medio pari a 1,36, il 47,4% di collaborazioni internazionali e 57 trial clinici attivi, coordinati dal Clinical Trial Center dell’Istituto.
Il riconoscimento da parte della Regione Lazio come hub per le malattie rare dell’occhio ha rafforzato ulteriormente la capacità della Fondazione di offrire percorsi diagnostico‑terapeutici completi. Nel centro, i pazienti possono eseguire in un’unica sede tutte le indagini necessarie per arrivare a una diagnosi certa, riducendo sensibilmente i tempi diagnostici e limitando la necessità di spostarsi tra strutture diverse, dentro e fuori regione.
La Fondazione ha investito in modo significativo nelle tecnologie che stanno cambiando la pratica clinica. Le sale operatorie sono dotate di sistemi di chirurgia tridimensionale, che permettono ai chirurghi di operare osservando immagini ad altissima risoluzione su grandi schermi digitali, superando i limiti del microscopio tradizionale. Accanto alla chirurgia, metodiche avanzate consentono di analizzare in dettaglio ogni area della retina e del nervo ottico, studiandone la funzionalità: un passaggio decisivo per la diagnosi differenziale delle malattie rare, dove l’alterazione della funzione rappresenta spesso il segnale clinico più rilevante.
La ricerca genetica e lo studio dei meccanismi molecolari delle patologie oculari stanno aprendo la strada a terapie più mirate e personalizzate. A questo si affianca l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, impiegata per analizzare grandi quantità di dati clinici, supportare la ricerca genomica e individuare precocemente i soggetti a rischio. L’analisi automatizzata delle immagini retiniche migliora gli screening e orienta verso diagnosi più tempestive. La tecnologia non sostituisce il medico: ne amplia la capacità di osservazione e consente di intercettare prima ciò che prima non era possibile rilevare.
Accanto alla dimensione tecnologica, la Fondazione sta rafforzando il proprio contributo nella ricerca traslazionale, l’ambito che collega direttamente i risultati degli studi scientifici alla pratica clinica. Questo approccio permette di trasformare più rapidamente le evidenze di laboratorio in strumenti diagnostici, protocolli terapeutici e nuove strategie di cura. È un passaggio cruciale soprattutto nelle malattie degenerative e genetiche della retina, nella neuroftalmologia e nello studio dei meccanismi infiammatori e immunologici, settori in cui l’Istituto ha sviluppato competenze consolidate.
Parallelamente, la Fondazione partecipa alla nuova rete regionale degli IRCCS del Lazio, un percorso di collaborazione che coinvolge nove istituti e oltre 170 ricercatori. L’obiettivo è condividere tecnologie, infrastrutture e competenze, coordinare gli investimenti e favorire un trasferimento più rapido dei risultati scientifici nella pratica clinica. In questo contesto, la ricerca traslazionale diventa uno dei terreni più promettenti per sviluppare progettualità comuni e affrontare temi che attraversano più aree cliniche, come i meccanismi dell’infiammazione e le patologie emergenti.
Alla base del lavoro dell’IRCCS c’è un principio operativo chiaro: integrare la ricerca nella cura quotidiana. Oculisti, biologi, genetisti, bioingegneri e biostatistici lavorano fianco a fianco, condividendo dati ed esperienze. Un approccio che accelera la diagnosi, migliora i trattamenti e rende più efficace il trasferimento delle conoscenze scientifiche ai pazienti.
Il rinnovo del riconoscimento come IRCCS conferma la Fondazione Bietti come uno dei poli più avanzati del Paese nella gestione delle patologie oculari, capace di coniugare innovazione tecnologica, attività clinica e ricerca traslazionale in un modello integrato che guarda al futuro della medicina dell’occhio.







