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Dentro la ricerca: il laboratorio di proteomica della Fondazione Bietti – Intervista al dott. Diego Sbardella

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La Fondazione Bietti è oggi uno dei principali centri italiani dedicati alla ricerca sulle malattie oculari, con un approccio multidisciplinare che integra competenze cliniche, biologiche e tecnologiche avanzate.

Nel nuovo laboratorio di proteomica, guidato dal dott. Diego Sbardella, vengono sviluppati protocolli innovativi per comprendere i meccanismi alla base delle principali patologie cronico-degenerative dell’occhio. In questa intervista il dottore approfondisce le attività, le tecnologie e le prospettive di questo settore di ricerca in continua evoluzione.

Dott. Sbardella, qual è la missione principale del vostro laboratorio?

La nostra attività si concentra sull’esecuzione, l’allestimento e lo sviluppo di protocolli di ricerca che ci aiutano a comprendere perché i pazienti affetti dalle principali patologie cronico-degenerative dell’occhio – in particolare retina e nervo ottico – si ammalano. Analizziamo campioni biologici prelevati dai pazienti, sempre previo consenso informato, come sangue o fluidi oculari, per studiarne la composizione e individuare i meccanismi che possono contribuire all’insorgenza o alla progressione delle malattie.

Quali tecnologie utilizzate per analizzare questi campioni così complessi?

Il nostro laboratorio è caratterizzato da una strumentazione d’avanguardia, in particolare dalla spettrometria di massa. Disponiamo di un sistema ad altissima risoluzione, l’Orbitrap Exploris, che ci permette di studiare e caratterizzare campioni biologici molto difficili da analizzare con tecniche bidimensionali tradizionali, come i fluidi oculari. Questo sistema è inoltre equipaggiato con accessori che consentono un’analisi tridimensionale delle matrici biologiche, permettendoci di ottenere informazioni estremamente dettagliate sulla loro composizione.

Quante persone lavorano stabilmente nel laboratorio e con quali competenze?

Attualmente siamo quattro persone in modo stabile. Abbiamo costruito un’équipe scientifica eterogenea, con competenze complementari, perché i percorsi di ricerca che sviluppiamo sono complessi e richiedono professionalità diverse. Le figure principali sono biologi e chimici, fondamentali per l’esecuzione e l’allestimento delle ricerche sperimentali, e statistici, che si occupano dell’analisi e dell’interpretazione dei dati, con particolare attenzione alla loro rilevanza clinica.

Collaborate anche con istituzioni accademiche?

Sì, in modo molto stretto. Grazie ad accordi quadro con l’Università di Tor Vergata, abbiamo accesso a laboratori, strumentazioni e personale di ricerca che fanno riferimento diretto all’ateneo. Condividiamo progetti e competenze, creando una sinergia che ci permette di affrontare tematiche complesse con un approccio integrato e multidisciplinare.

Su quali progetti di ricerca state lavorando attualmente?

Abbiamo numerosi progetti attivi, tutti approvati dal Comitato Etico. In particolare, stiamo studiando la disregolazione del sistema immunitario nei pazienti affetti da processi neurodegenerativi dell’occhio, come il glaucoma e la neurotticopatia cronica del nervo ottico. Un altro filone importante riguarda la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che rappresentano tra le principali cause di cecità irreversibile nella popolazione occidentale. Infine, abbiamo progetti molto attivi anche nel campo del distacco di retina, dove applichiamo protocolli di spettrometria di massa sia convenzionali sia non convenzionali per ottenere nuove informazioni sui meccanismi alla base della patologia.

L’intervista completa al dott. Sbardella è disponibile sul canale LinkedIn ufficiale della Fondazione a questo link:

https://it.linkedin.com/posts/fondazionebietti_dentro-la-ricerca-il-laboratorio-di-proteomica-activity-7420097249910861824-NVfj?utm_source=li_share&utm_content=feedcontent&utm_medium=g_dt_web&utm_campaign=copy

22 Gennaio 2026
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