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Cellule retiniche e neurodegenerazione: lo studio sui pazienti affetti da sclerosi multipla

FondazioneBietti_cellule retiniche

Lo studio realizzato dai ricercatori dell’IRCCS Fondazione Bietti, in collaborazione con l’IRCCS Neuromed e la Clinica Neurologica dell’Università di Tor Vergata, porta alla luce nuove scoperte per i pazienti affetti da sclerosi multipla

Esistono dei particolari elementi retinici in grado di bloccare i processi neurodegenerativi presenti nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla: si tratta delle cellule bipolari, una delle tre classi che compongono la complessa architettura retinica insieme a fotorecettori retinici (coni e bastoncelli, che trasformano lo stimolo luminoso in stimolo elettrico) e gli elementi neuronali della retina (le cellule ganglionari i cui prolungamenti formano il nervo ottico che veicola le informazioni visive sotto forma di impulsi bioelettrici dall’occhio al cervello). In particolare, le cellule bipolari hanno il ruolo di connettere i fotorecettori alle cellule ganglionari.

L’IRCCS Fondazione Bietti ha effettuato svariati studi che hanno evidenziato come la valutazione morfo-funzionale della retina costituisca un ottimo modello “in vivo” per studiare i fenomeni neurodegenerativi in svariate patologie come il Glaucoma, la Sclerosi Multipla, la malattia di Alzheimer o la malattia di Parkinson.

L’analisi e comprensione dei peculiari meccanismi che svolgono questo ruolo “di barriera” delle cellule bipolari può aprire importanti campi di ricerca atti a ridurre l’estensione dei processi neurodegenerativi con conseguente miglioramento delle varie forme di disabilità (visiva, motoria, sensoriale) che affliggono i pazienti affetti da sclerosi multipla.

Ed è su questo che si è concentrato lo studio supportato dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Roma, coordinato dal prof. Vincenzo Parisi (Responsabile della Neuroftalmologia dell’IRCCS Fondazione Bietti), e pubblicato il 22 novembre scorso sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical Medicine.

All’interno dello studio è stato rilevato che in pazienti con Sclerosi Multipla (88 pazienti selezionati tra settembre 2016 ed ottobre 2020 da una corte di 342 pazienti in base a specifici criteri di inclusione) i processi neurodegenerativi responsabili della compromissione delle cellule ganglionari, possono arrestarsi a livello delle cellule bipolari.

Infatti, dopo un evento di Neurite Ottica (processo infiammatorio del nervo ottico che induce gravi deficit della visione e che corrisponde spesso al primo sintomo della Sclerosi Multipla) si può osservare un recupero completo della funzione visiva laddove è presente una integrità morfo-funzionale delle cellule bipolari pur trovandosi in presenza di un deficit morfo-funzionale delle cellule ganglionari. Al contrario, se si instaura una disfunzione delle cellule bipolari, il recupero della funzione visiva dopo la Neurite Ottica è molto scarso.

3 Marzo 2022

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