Reti e collaborazioni: la Fondazione Bietti nella connettività della ricerca sanitaria

Nel panorama della ricerca sanitaria, la capacità di collaborare è diventata una componente strutturale. Gli IRCCS italiani, negli ultimi anni, hanno sviluppato reti tematiche che permettono di condividere competenze, tecnologie e infrastrutture, creando un sistema più connesso e capace di rispondere alle esigenze dei pazienti su scala nazionale. Il Ministero della Salute ha sostenuto questo processo con l’obiettivo di rafforzare la massa critica, coordinare la ricerca e favorire la partecipazione a progetti internazionali competitivi.
La Fondazione G.B. Bietti opera all’interno di questo modello collaborativo, partecipando a reti che riuniscono istituti con competenze complementari. In Italia aderisce alla Rete delle Neuroscienze e della Riabilitazione, nata nel 2017 per coordinare le attività clinico‑scientifiche degli IRCCS, e alla Rete Aging, dedicata allo studio dell’invecchiamento e delle patologie età‑correlate. All’interno di quest’ultima la Fondazione ha preso parte a numerosi progetti, dalla Roadmap del 2018 fino alle iniziative più recenti come I‑COMET, dedicato allo sviluppo di modelli predittivi basati su intelligenza artificiale. Nella Rete delle Neuroscienze ha contribuito agli Istituti Virtuali Nazionali dedicati alle malattie neurologiche, avviati tra il 2020 e il 2022.
Accanto alle reti ministeriali, la Fondazione partecipa a un ulteriore percorso di collaborazione regionale: è infatti tra i nove IRCCS del Lazio che hanno avviato un nuovo modello di lavoro condiviso dedicato alla ricerca scientifica. L’incontro del 27 aprile presso l’Istituto Spallanzani ha segnato l’avvio di un dialogo strutturato tra gli istituti della regione, con l’obiettivo di sviluppare progettualità comuni e rafforzare la capacità di risposta del sistema sanitario regionale.
La connettività si estende anche al contesto europeo. La Fondazione aderisce all’EVICR.net, una rete di ricerca clinica oftalmologica che riunisce centri di diversi Paesi per condurre studi multinazionali secondo standard armonizzati. L’obiettivo è migliorare la capacità dell’Unione Europea di studiare i determinanti delle malattie oculari e di sviluppare strategie diagnostiche e terapeutiche condivise.
La collaborazione riguarda anche il mondo accademico. Negli anni sono state attivate piattaforme di ricerca congiunta con numerose università italiane, tra cui Roma Tor Vergata, Firenze, Padova, Molise, Piemonte Orientale, Pisa e UniCamillus, oltre ad accordi quadro con Catania, Cagliari, Modena e Reggio Emilia, Torino, ESASO, UniCamillus e altri atenei europei come la Universidad Europea Miguel de Cervantes e CY Cergy Paris. Dal 2021 la Fondazione è inoltre sede di tirocini formativi e tesi di laurea per studenti di Medicina, Chirurgia e Ingegneria biomedica provenienti da diversi atenei, contribuendo a creare un flusso continuo di competenze tra ricerca e formazione.
Completano il quadro le collaborazioni con enti dedicati all’oftalmologia e alla prevenzione delle malattie della vista, come l’Associazione Pazienti Retina e la Commissione per la prevenzione della cecità, oltre alla partecipazione al Comitato Scientifico del Gruppo Interparlamentare.
L’insieme di queste connessioni — reti ministeriali, collaborazioni regionali, partnership universitarie e network europei — definisce un modello di ricerca che non si sviluppa in modo isolato, ma attraverso una rete di istituzioni che condividono obiettivi, strumenti e competenze. Una panoramica completa delle collaborazioni è disponibile sul sito della Fondazione: consultare il network.







