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Sanità 24 – Stirpe: le difficoltà della ricerca in Italia

Sanità 24 – Stirpe: le difficoltà della ricerca in Italia

Cosa si può apprendere dall’esperienza della Fondazione Bietti, l’unico IRCCS dedicato alla ricerca in oculistica.


di Mario Stirpe, Presidente IRCCS Fondazione Bietti

È vero che la ricerca scientifica premia brillanti intuizioni ed un lavoro che presuppone una grande organizzazione. Talvolta, tuttavia, alcune evidenze vengono colte solo casualmente. Un bellissimo aforisma di Ippocrate, poco noto, riportato da Vito Cagli in un suo scritto, sottolinea questi ricorsi alla maniera di un canone. Il seguente: “Nel flusso e riflusso degli umani accadimenti l’onda del sapere avanza e si ritrae. Talora, la luce discopre quello che il buio aveva già coperto”.

Dissolvere il buio.
Proprio durante il corso di questo anno abbiamo avuto conto di quanto ancora dobbiamo conoscere. Vinta la pandemia, dovremo avere il coraggio di trarre da una inconsueta ed inattesa esperienza utili suggerimenti per il futuro.

Il problema sanitario, estremamente variegato e multiforme nel suo attuarsi, si scontra più di ogni altro con l’incessante progresso della ricerca scientifica e con il consequenziale sviluppo tecnologico. Ma proprio la ricerca scientifica è stata da tempo nel nostro Paese riprovevolmente trascurata.

La cultura nel nostro Paese, con guerre vinte e perse in povertà o benessere, è rimasta per lungo tempo un bene che sembrava inalienabile. Integrazione necessaria per lo sviluppo sociale ed economico della Nazione, la ricerca scientifica, è stata tenuta in grande considerazione fino a quando i governi e le amministrazioni non hanno obliato il concetto di dignità della Nazione stessa.

In una vita che mi ha portato a contatto con popolazioni diverse ho imparato che l’ingegno non è patrimonio esclusivo di nessun popolo. La nazione più forte è quella organizzata ad accogliere elementi pensanti, la più sfortunata è quella che li esporta.

Già dagli anni ’70 le prerogative delle università italiane sono state progressivamente limitate soprattutto nei riguardi delle facoltà mediche, dove i bilanci sono oggi in gran parte mantenuti da una attività di carattere eminentemente ospedaliera. Così molti giovani dotati di una critica serena e di volontà di progredire hanno guardato ad altri Paesi come unica possibilità di potersi realizzare nelle discipline che prediligono.

Sotto certi aspetti più vantaggiosa, anche se amministrativamente più impegnativa, è la condizione di un numero limitato di Istituti controllati dal ministero della Salute secondo il decreto legislativo n°288 dell’Ottobre 2003: gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) con compiti di ricerca di tipo traslazionale, cioè propedeutico alla soluzione del problema clinico-terapeutico del paziente.

Gli IRCCS in grande parte di diritto privato sono maggiormente concentrati nell’Italia del Nord dove l’etica delle donazioni alla ricerca, all’arte ed alla assistenza è divenuta una tradizione.

Nell’area del Lazio l’IRCCS Fondazione Bietti per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia ha trovato particolare attenzione da parte della Fondazione Roma guidata dal professor Emmanuele Emanuele, oggi presidente onorario dell’IRCCS stesso, prodigo di consigli ed aiuti finalizzati allo sviluppo della ricerca.

La localizzazione dell’IRCCS in una sede distaccata dalla Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata ha permesso durante la pandemia di non interrompere l’assistenza specialistica, privilegiando le patologie più urgenti.

Recentemente in virtù dei risultati ottenuti dall’IRCCS Fondazione Bietti, dopo grandi difficoltà, è stato manifestato un interesse congiunto da parte della Regione e del ministero della Salute per lo studio di un piano sperimentale volto al superamento di alcune criticità della materia.

La filiera Istituzionale si è in questo modo intrecciata con la filiera produttiva con lo scopo di rafforzare uno dei punti di eccellenza e di prestigio del nostro Paese.

I risultati di questa iniziativa, che ci auguriamo positivi, potrebbero costituire un esempio trasferibile anche ad altre materie.

 

NOTA : la lettera del Prof. Stirpe è stata pubblicata anche su Sanità24 – Il Sole 24 Ore LINK

26 Novembre 2020
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